Laboratori e Stampatori

Laboratori e Stampatori

Allego queste pagine di testo, tratte da un compendio che espone limitandosi ai fatti e argomenti di maggiore importanza, una Guida pratica al mercato della fotografia.

L’autore da me comunque stimato per le pubblicazioni fino ad ora uscite, in questo pezzo forse ha trascurato un maggiore approfondimento storico. Naturalmente spesso non ne è l’unico.
Innanzi tutto non darei per scontato a quale ‘Mercato’, visto che la Fotografia in questo passaggio sta perdendo alcuni dei suoi fondamenti. Ma voglio sottolineare come verso alcune realtà del settore, facenti parte della stessa cultura materiale nel campo fotografico, vi sia spesso molta approssimazione o addirittura poca conoscenza.

Parlo degli stampatori e dei laboratori fotografici che hanno operato in Italia negli ultimi anni del 2000, precisamente dalla fine degli anni ’80 fino ad oggi.

Spiace sapere che spesso siamo ancora dentro a storie vecchie. Vecchie nel senso che non si sia mai considerato il Laboratorio Fotografico come luogo di produzione di documenti, in quelli migliori i protocolli di trattamento erano e sono ancora molto severi.

Diderot, alla voce Arte dell’ Encyclopédie, giudica in questo modo:

“ Un pregiudzio che tendeva a riempire le città di orgogliosi ragionatori e di contemplatori inutili, e le campagne di piccoli tiranni ignoranti, odiosi e sprezzanti. Le arti liberali si sono già cantate abbastanza da sole; oggi potrebbero usare ciò che rimane loro di voce per celebrare le arti meccaniche. Spetta alle arti liberali il compito di sollevare le arti meccaniche dall’avvilimento in cui il pregiudizio le ha tenute per tanto tempo. Esca dal seno delle Accademie qualche uomo che scenda nei laboratori, vi raccolga le osservazioni sui fenomeni delle arti, e ce le esponga in una opera che induca gli artisti a leggere, i filosofi a pensare utilmente e i grandi a fare finalmente un utile impiego della loro autorità e dei premi di cui dispongono”.