STATI GENERALI DELLA FOTOGRAFIA 2017

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STATI GENERALI DELLA FOTOGRAFIA 2017

Ho seguito a Reggio Emilia, una delle tappe degli incontri sugli S.G.d.F. Il progetto merita molta attenzione nelle sue idee e nelle sue guide.

Voglio solo aggiungere, che mi è sembrato mancassero quelle realtà che fino a poco tempo fa, si occupavano di tutto l’aspetto tecnico nel produrre e trattare il materiale fotosensibile e di oggi, quello digitale.

Parlo dei Laboratori Fotografici, dei tecnici di laboratorio e di trattamento, di quelle realtà che rappresentano una fase importante, nel definire il laboratorio fotografico, come un produttore di documenti a tutti gli effetti.

Molta responsabilità è degli stessi e del settore, poca cultura ed attenzione agli aspetti inerenti a cosa significa produrre e stampare materiale che porta in se, documentazione, memoria, durabilità, conservazione, ecc.

Nessun protocollo è mai stato cercato, proposto, applicato, solo saltuariamente se ne è fatta pubblicità ma non è mai diventata prassi condivisa, oggettiva, e non legata a singoli casi.

Non è possibile e non lo è mai stato, salvaguardare ogni cosa.

Un impegno a conservare a tempo indeterminato o per sempre comporta un considerevole onere finanziario.

Si devono quindi prendere le giuste decisioni in merito. Dedicare risorse alla prevenzione dei danni ai materiali cartacei e fotografici, è di solito più economico che ripararli.

Allo scopo di essere in grado di avere cura del proprio patrimonio, occorre fare una valutazione globale ed onesta delle necessità di conservazione, tale valutazione deve essere fatta internamente ed esternamente alla struttura competente.

Entrambe le scelte presentano svantaggi e vantaggi e vanno considerate.

Ecco perché tutti sono responsabili, a partire dai produttori e trasformatori dei materiali trattati ed usati. Sia all’interno della istituzione o di un ente, come nelle strutture esterne che producono o trattano la stessa materia, le responsabilità devono esprimere la completa verità dei fatti.

Essendo un Laboratorio, produttore di ‘documenti’, invito a cooperare e condividere i protocolli di trattamento e conservazione delle immagini.

Definire e far conoscere il tipo di trattamento, la sua esecuzione, il nome di chi lo ha prodotto, la consegna dei materiali in apposite confezioni, farebbe risparmiare al conservatore, all’ente che ne deve gestire l’archivio e la conservazione, un notevole tempo ed un risparmio considerevole. Così come: inserire e tracciare delle collaborazioni con quelle realtà esterne, che hanno attrezzature professionali di alta qualità, avviando progetti di stretta collaborazione, di stima, di scambio tecnico e culturale, fare qualcosa per realizzare quello che è necessario, quella necessità che mette le cose insieme.

Quello a cui tengo e che vorrei avvenisse, è una ‘osservazione qualitativa’ del contesto in cui operano strutture che hanno le stesse responsabilità verso il ‘patrimonio fotografico’, in cui sono presenti le ipotesi di cosa ‘fare’, per chi ‘farlo’ e del come ‘farlo’.

BTEC, dal 1995 ha realizzato un packaging di presentazione e consegna dei materiali seguendo e adottando: linee per la conservazione; come sleever Museum per tutti i fototipi, contenitori per archivio, trattamento dei materiali sensibili con controllo sensitometrico e chimico accurato, indicizzazione diacolor sul telaietto fino a 168 caratteri o immagini e altro. Questa esperienza continua oggi ad essere applicata anche sul trattamento dei file, sulla loro archiviazione, sui materiali in uso per la stampa, e altro.packaging-laboratorio-1990-2000-web servizio-diacolor-btec002-web