A quale ‘prezzo’!

Economia

A quale ‘prezzo’!

Nel mercato della Stampa Fotografica, ormai si vede di tutto e a volte sarebbe bene non vedere. La tecnologia ink-jet ha ormai invaso tutto un settore, che va dal privato, all’artigiano fino alla industria manifatturiera.

CONSIDERAZIONI PER UNA RILEVAZIONE E CALCOLO DEL PREZZO DI UNA STAMPA FOTOGRAFICA

Provate a chiedere a 100 persone come desiderano vedere prodotto un articolo o la loro richiesta.

Circa il 50% pensano di valutare in proprio lo stamparsi il lavoro.

Circa il 30% pensano che cercando in giro si possano trovare prezzi minori e gente più disposta.

Circa il 15% non lo sanno precisamente, e si rimetteranno a voi.

Mentre solo il 05% avranno reali preferenze e motivazioni e cercano chi le può soddisfare.

Ora se sommiamo le prime 3 percentuali, possiamo vedere che il 95% costituisce il reale mercato di qualsiasi prodotto che andremo a indirizzare e realizzare.

Il restante 05% di coloro che desiderano qualche cosa di particolare possono o non possono essere in grado di pagare il prezzo per quel lavoro particolare; se hanno il denaro, possono anche avere il lavoro, ma costituiscono un mercato speciale e limitato.

Dei 95% forse solo un 5 o 10% saranno disposti dopo aver meglio valutato, a pagare un prezzo per la qualità, personalizzato. Buona parte resta posizionato sul prezzo, sulla convinzione che con le nuove tecnologie tutto sia possibile, o cercando nel mercato della poca conoscenza nel fare impresa.

Oggi, molte aziende manifatturiere hanno compreso che gli acquirenti pretendono e tengo alla qualità. Ma l’unico modo per soddisfare questa richiesta del 95%, è quella di produrre per corrispondenza o con un sistema in scala. Non si accetta più il termine “standardizzare”. L’uso di questa parola “standardizzare” nell’era digitale alla portata di molti, molto probabilmente può portare a pensare ad un certo congelamento dei metodi e delle tecnologie che il produttore adotta, a far pensare che in questo modo si produca più facilmente e che si possa vendere con maggior profitto. Si pensa che il pubblico non venga considerato, né nella progettazione né nel prezzo.

Produrre “su ordinazione” invece di produrre in massa, è una abitudine e tradizione che si rifà alla produzione artigianale. Queste realtà hanno risorse limitate, in quanto produrre per un mercato del 5% è poco, e non sempre e realmente pronto a sostenersi. Pertanto, questo aspetto della produzione sta diventando marginale: o peggio ancora; gestito con molta improvvisazione, non tanto nella qualità, che da quando ognuno ne stabilisce un principio soggettivo si è espansa a dismisura, ma soprattutto economico, di tenuta del settore.

Termini o non termini, una produzione che voglia fare profitto, deve mirare ad un prodotto ‘standard’, di qualità medio/alta, ad un prezzo percepito come prezzo accessibile.

Un ‘potere di acquisto’ è sempre accessibile, ma quel potere di acquisto non può sempre reagire alle riduzioni del prezzo, al fare tutto in proprio, e a sfruttare l’incapacità d’impresa di nuovioperatori sulla scena.

Una riduzione del prezzo deve essere possibile solo se vi sono realizzate economie di produzione, e non perché la caduta di domanda del pubblico è dovuta al fatto che il privato stampi da sé o che si pensi che sfruttando l’improvvisazione di chi si mette a stampare per terzi, senza una seria analisi dei costi, pratichi sconti o agevolazioni o peggio ancora si improvvisi con spot pubblicitari.

Mi piacerebbe che una volta, solo una volta ogni tanto, ci si provasse, a darsi una spiegazione, una seria valutazione, perché ormai crederci o meno, questo mondo, fatto di esperienze, di aziende che da sempre vi ci operano, quello della stampa fotografica per terzi intendo, è finito o sta per finire. Tutto ormai dipende da uno schermo e da un software? Dalla incapacità di porsi domande e risolverle? O come sostiene Sherry Turkle del MIT di Boston: dalla ‘fuga dalla conversazione’?

Una piccola ISTAT del mercato della stampa fotografica, che potrebbe essere redatto da quei laboratori che ancora sono sul mercato, che desse  voce alla esistenza o meno se realmente esiste un mercato della stampa su cui provare a cimentarsi ancora, ed ecco i punti:

  1. Stabilire specifiche norme e metodi da definirsi che stabiliscono puntualmente le modalità di rilevazione e di calcolo degli indici che formano il prezzo.
  2. Dati relativi ai prezzi da rilevarsi presso un campione di operatori e punti di vendita,autonomamente selezionato, che rappresenti le principali tipologie di attività commerciali frequentate dai consumatori per i loro acquisti di stampe fotografiche e/o dei fornitori diretti.
  3. Stilare un indicatore di prezzo per orientare il pubblico e perché no, gli operatori.

Btec-Carpi